Philip K. Dick's Electric Dreams: racconto vs episodio #1 The Hood Maker

Buon pomeriggio a tutte e a tutti!

Questa domenica inizia la mia temporanea rubrica (spero settimanale) dedicata alla serie tv Philip K. Dick's Electric Dreams che comprende 10 episodi auto conclusivi tratti da altrettanti racconti di Dick. Il progetto è quello di raccontarvi le mie impressioni sul racconto e il conseguente episodio, senza spoiler e senza pretese. Non sono un'esperta di cinema o serie tv, nemmeno di fantascienza e Dick, ma sono campi che mi appassionano. Spero perciò che vi faccia piacere leggere le mie riflessioni e che le arricchiate con i vostri commenti :)



La serie è distribuita da Amazon Prime Video. I racconti sono disponibili su differenti raccolte di racconti edite da Fanucci, o nel volume dedicato proprio a questi dieci racconti di cui vi ho parlato la scorsa settimana, proprio qui.

Il mio volume, gentilmente inviatomi da Fanucci <3
Il primo episodio è The Hood Maker, tratto dal racconto Il fabbricante di cappucci. Inutile dire che ho letto prima il racconto e poi visto l'episodio, quindi vi scriverò le mie impressioni nello stesso ordine.

Il racconto. Come sempre, la narrazione di Dick catapulta il lettore nel vivo del contesto e delle azioni: non vi è alcun preambolo che spieghi vagamente il mondo più o meno fantascientifico che lo scrittore sta immaginando. Che sia un mondo complesso o uno semplice, non ha importanza: sarà il lettore che, se vorrà, farà le proprie considerazioni e le proprie deduzioni. Personalmente non mi piace definire le atmosfere dickiane come distopiche: negli ultimi anni questo termine è stato eccessivamente usato per dare spessore a troppi romanzetti. Basterà dire che il futuro immaginato di Dick non è mai roseo. Questo racconto ci presenta un contesto politico-sociale in cui i cittadini sono divisi in normal e tel: quest'ultimi, grazie a una mutazione genetica, possono leggere la mente delle persone, arrivando a toccare il lato più nascosto e tenebroso di ognuno. I tel sono asserviti al governo e vengono utilizzati per prevenire eventuali rivolte. Tuttavia, qualcuno riesce a fabbricare delle fasce metalliche che, sistematicamente nascoste sotto i cappucci, permettono di schermare i propri pensieri ai tel. Da qui prende vita un breve racconto che porta a riflettere sul significato del controllo della natura più profonda degli individui e sull'avvicendarsi di differenti gruppi al potere. Le atmosfere perciò sono quelle, almeno in parte, della paranoia e della persecuzione degli individui liberi da parte di chi è al potere.

Richard Madden e Holliday Grainger in una scena
di The Hood Maker
L'episodio. La trasposizione televisiva è più articolata: da un racconto che è solo una bozza di impressioni, sentimenti e atmosfere, è stato tratto un mediometraggio di un'ora, con inizio e fine specifici (giustamente, essendo il linguaggio del cinema diverso da quello della letteratura). The Hood Maker racconta le vicende dell'agente di polizia Ross, interpretato da Richard Madden (Robb Stark di Game of Thrones), e della tel Honor, interpretata da Holliday Grainger, impegnati nelle indagini su rivoltosi che si stanno ribellando allo scandaglio sistematico delle loro menti. Questa trasposizione ha un focus maggiore sulle emozioni provate dai tel costretti involontariamente e costantemente a scandagliare le parte più difficili della mente umana. I tel appaiono perciò come la parte debole, vittima del sistema che li sfrutta e che, come tale, sentono il bisogno di liberarsi dalla prigione. Il rapporto tra Ross e Honor è presentato un'escalation di intimità che li porterà a capire l'uno le differenze dell'altro, come rappresentati l'uno dei normali e l'altra dei tel. Ma sarà davvero così?

Mi fermo qui per quanto riguarda le trame: è molto difficile delineare un solo racconto o un solo episodio senza fare spoiler!

La mia opinione. Ho apprezzato il racconto per le sue atmosfere a tratti paranoiche tipiche di questo autore: l'idea è semplice e portata avanti con linearità. Ho apprezzato anche l'episodio: per quanto il focus sia diverso, si adatta meglio al nostro contesto storico-sociale, più attento, almeno all'apparenza, a quella che è la tutela dei deboli e di chi soffre. Non è originalissimo, ma fa passare sicuramente un'ora piacevole. Il finale mi ha tuttavia lasciato un po' l'amaro in bocca per il suo essere scontato e perché non rientra minimamente nelle atmosfere dickiane. Per quanto io sia fermamente convinta che la trasposizione di un'opera letteraria non debba essere fedele in tutto, ma anzi debba adattarsi al mezzo di comunicazione o artistico scelto per la sua trasposizione, non mi sembra sensato chiamare una serie tv Philip K. Dick's Electric Dreams e non rispecchiare il tipo di sogno che effettivamente Dick avrebbe potuto concepire. Per quanto in Dick siano presenti anche tematiche quali fare parte della minoranza o dei deboli (ma più dei falliti, spesso) e, perché no, sull'amore in tutte le sue sfaccettature, non credo avrebbe mai sognato un qualcosa di così scontato. Quindi, se si considera l'episodio come liberamente tratto da un racconto di Dick, allora è piacevole; ma se invece si tiene presente il focus sui "sogni elettrici" dell'autore allora la trasposizione è andata fuori rotta.

Che ne pensate? L'avete letto e/o visto? Tornerò la prossima settimana con la recensione del racconto/episodio Il pianeta impossibile.

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