#premiostregachallenge: "La Chimera" di Sebastiano Vassalli

"In un villaggio padano del Seicento, cancellato dalla storia, si consuma la tragica vita di Antonia, strega di Zardino. Dalla nebbia del passato riemergono situazioni e personaggi a volte comici e persino grotteschi, a volte colmi di tristezza."


Oggi sono qui a parlarvi del primo libro della #premiostregachallenge (se non vi ricordate cosa sia cliccate qui). Avevo scelto di leggere La Chimera perché è l'unico che ho in libreria e devo ammettere che è stata una lettura piacevole, ma complessa. (Scusate, ho un po' di problemi con blogger :/)

Procediamo con ordine, prima introducendo un po' l'autore e poi parlando del libro stesso.

Sebastiano Vassalli, chi era?
Sebastiano Vassalli nasce a Genova il 25 Ottobre 1941, da
Sebastiano Vassalli
madre toscana e padre lombardo e a pochi anni di età si trasferisce a Novara, città che l'autore considererà la sua vera patria. Lo colpiscono fin da subito le risaie e il loro scandire il tempo quotidiano, a causa anche della casa isolata, in mezzo a esse, in cui vive. La risaia, come luogo fisico e comunità con le sue peculiarità e suggestioni, torna spesso nei suoi scritti. L'opera di Vassalli si caratterizza per un'attenta e fedele ricostruzione storica e per la capacità di trattare i profili psicologici dei personaggi in poche efficaci parole. Muore il 27 luglio del 2015.

La Chimera, perché leggerlo?
Quest'opera si caratterizza per una densità di eventi, personaggi, ambientazioni e dinamiche. Densità che non è appesantita dalla prosa. Vassalli non descrive, Vassalli non racconta. L'autore cerca, pagina dopo pagina, di presentarci una realtà storica, non necessariamente passata, e dei personaggi che in questa realtà storica si devono muovere. A tratti la sua narrazione diventa una vera e propria cronaca, per questo alcuni passaggi sono risultati ostici: personalmente non sono abituata a leggere romanzi così dentro alla Storia.
Di per sé la trama è piuttosto semplice: viene raccontata la vita di Antonia da quando nasce, fino a quando viene uccisa in quanto strega. 
Di seguito riporto l'inizio del primo capitolo, che trovo davvero d'effetto.
"Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio 1590, giorno di Sant'Antonio abate, mani ignote deposero sul torno cioè sulla grande ruota in legno che si trovava all'ingresso della Casa di Carità di San Michele fuori le mura, a Novara, un neonato di sesso femminile, scuro d'occhi, di pelle e di capelli: per i gusti dell'epoca, quasi un mostro."
L'autore ci permette di analizzare accuratamente la genesi di questa accusa e in particolare le dinamiche di paese. La religione ha certamente un ruolo importante, ma non in quanto credo, piuttosto in quanto istituzione.
La Bassa novarese viene sviscerata in tutte le sue forme: geografiche, relazionali, valoriali. Una Bassa che non è solo quella del 1600, ma anche quella del 1990. Vassalli non può fare a meno di giudicarla, di disprezzarla, ma anche di amarla.
"E' del resto una caratteristica della bassa, questa che tutto passi in fretta e nulla, o quasi, lasci un segno di sé: la memoria non incide solchi, al contrario di quanto accade nelle valli alpine, dove il ricordo o la leggenda di un fatto possono conservarsi da un millennio all'altro; la pianura è un mare dove le onde del tempo si succedono e si annullano, evento dopo evento, secolo dopo secolo: migrazioni, invasioni, epidemie, carestie, guerre vengono oggi ricordate soltanto perché sono scritte nei libri; se non ci fosse la scrittura, non ne resterebbe traccia."
Ci permette, infine, di analizzare il e di riflettere sul significato della strega in quanto donna e non della donna in quanto strega. 


"La memoria storica che si ha oggi delle streghe sa che venivano torturate, a lungo e con molta crudeltà; non sa, o non dice apertamente, o non dice sempre, che le torture si eseguivano su donne in parte svestite o del tutto ignude, e che venivano sempre precedute da minuziose ispezioni del corpo della strega per accertare [...] che costei non ne nascondesse su di sé filtri o amuleti o altre diavolerie in grado di vanificare l'effetto dei tormenti."
E' un libro che va assolutamente letto: racconta la nostra natura nel passato e, allo stesso tempo, critica la nostra natura contemporanea. Sottilmente, ci guida in un mondo semplice, ma crudele, e, non proprio sottilmente, ci impone il suo giudizio. Ecco, l'unica cosa che mi è piaciuta poco, è che l'autore non guida il lettore nel suo ragionamento, ma anzi glielo impone. 

Vivamente consigliato. Personalmente l'ho trovato estremamente affascinante, anche se a tratti pesante proprio per lo stile narrativo.


Ci ritroviamo a gennaio, con il secondo libro della #premiostregachallenge che sarà Non ti muovere della Mazzantini. L'ho scelto perché ho sempre creduto che il Premio Strega riguardasse la letteratura italiana e non so quanto la Mazzantini possa essere letteratura! 


Jenny








Commenti

  1. Questo commento è stato eliminato dall'autore.

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  2. recensione bellissima, ti ringrazio perché hai stuzzicato non poco la mia curiosità.
    grazie ancora, buona giornata.

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    1. Mi fa piacere essere riuscita a suscitare la tua curiosità ^_^ fammi sapere se poi lo leggerai!! :) buona giornata a te :*

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